18 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

San Giovanni d'Andorno, inaugurano due nuove mostre

La storia delle nostre valli e di chi, con amore e sacrificio le ha curate e rese accessibili. Questo weekend l'inaugurazione
San Giovanni d'Andorno, inaugurano due nuove mostre
San Giovanni d'Andorno, inaugurano due nuove mostre (Diario di Biella)

BIELLA - Nuovo appuntamento con la cultura al Santuario di San Giovanni d'Andorno. Dopo il successo della mostra fotografica «Athos i colori della fede», le sale verranno subito riallestite per l'inaugurazione di due una nuova mostra sabato 4 agosto alle 18.

La mostra
La mostra allestita dalla Fondazione Santuario di San Giovanni d'Andorno e dalla Fondazione Piacenza celebrerà i 120 anni della Locanda della Galleria Rosazza  esponendo documenti originali inediti tratti dall'archivio della Famiglia del Senatore Federico Rosazza custoditi dalla Fondazione Piacenza,di particolare interesse sono i  progetti  ed i disegni  del Maffei (fedele collaboratore del Senatore) delle varie costruzioni che si incontrano lungo la strada, infatti li generoso benefattore Federico Rosazza non solo sostenne le spese dell'intera strada che collega il Santuario di San Giovanni con quello di Oropa e della galleria scavata nella montagna ma volle che il percorso fosse abbellito con edicole per il riposo dei viandanti, vari tempietti e la locanda stessa dall'aspetto di un improbabile castello alpestre.Attraverso numerose  foto storiche, cartoline d'epoca, documenti ed oggetti, verrà ricostruita la storia della lunga attività commerciale.

La vita di valle
Una parte delle sale saranno invece occupate dalla mostra fotografica: «Valligiani nel mondo - Storie di emigrazione dall'alta Valle del Cervo», allestita e curata dalla Casa Museo dell'Alta Valle del Cervo; proporrà scatti effettuati in luoghi lontanissimi dalla Bürsch che ritraggono i Valligiani al lavoro o in momenti di festa, mescolati a persone native di quei paesi. Sarà un piccolo giro del mondo passando per i cantieri, piazze e villaggi a dimostrare che, nonostante le  condizioni di mobilità dell'ottocento , nessun luogo era  considerato irraggiungibile ed ovunque si poteva  apprezzare la maestria nel costruire dei Valit.