17 novembre 2018
Aggiornato 16:00

Chiamparino: «Governo mette a rischio sistema economico piemontese»

Impugnato articolo della legge regionale su FinPiemonte: «A rischio 200 milioni di investimenti solo nel 2018»
Il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino
Il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino (ANSA)

TORINO - Il Consiglio dei Ministri ieri ha impugnato l'articolo 22 della legge regionale di variazione del bilancio, approvata lo scorso giugno. L'articolo impugnato si riferisce all'intervento su FinPiemonte. Il blocco determinato dall'impugnativa, impedendo l'utilizzo di 200 milioni per investimenti nel 2018, mette a forte rischio il sistema economico piemontese che di quelle risorse ha enorme e immediata necessità. Lo afferma il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.

Ricapitoliamo i fatti: FinPiemonte era stata fortemente capitalizzata dalla Regione in quanto soggetto riconosciuto da Bankitalia come intermediario finanziario per interventi a favore del sistema economico piemontese. Le vicende note e l'attività ispettiva di Bankitalia hanno poi determinato la fuoriuscita volontaria di FinPiemonte dal sistema vigilato di Bankitalia, rendendo inutile e controproducente la capitalizzazione elevata, pari a 358 milioni di euro. Tali risorse, con il cambio di ragione sociale, rischiavano infatti di restare bloccate, non potendo più essere utilizzate per le finalità previste dal piano industriale.

La Giunta regionale, proprio per evitare il venire meno di 200 milioni di euro solo nel 2018, aveva individuato la strada della riduzione del capitale sociale e della rimessa a disposizione di quelle risorse per progetti a favore del sistema economico piemontese. E' questo il senso dell'articolo 22, impugnato dal governo perché - sostiene il Mef - quelle risorse, rientrate nel bilancio della Regione, avrebbero dovuto essere destinate alla riduzione ulteriore del disavanzo regionale. Una motivazione singolare da parte di un governo che sostiene in ogni dove la necessità di far ripartire gli investimenti. Ricordiamo anche che il giudizio di parifica reso dalla Corte dei Conti il 20 luglio sancisce che la Regione Piemonte al 31 dicembre 2017, era in anticipo per 205 milioni di euro sulla copertura dei disavanzi frutto delle precedenti gestioni regionali. Non solo dunque stiamo rispettando pienamente, in ossequio alle norme nazionali, il piano di copertura del disavanzo, ma siamo avanti sul cronoprogramma.

Vogliamo inoltre ricordare che sentenze della Corte Costituzionale - una in particolare, che riguardava la Regione Molise - hanno ribadito la necessità di un equilibrio nella politiche di bilancio tra il dovere di coprire i disavanzi e il mantenimento di quegli interventi senza i quali il sistema economico o la coesione sociale subirebbero conseguenze molto pesanti. Viene in definitiva stabilito il principio che una accelerazione eccessiva della copertura dei disavanzi può essere foriera sul sistema economico o sulla protezione sociale di conseguenze ben peggiori.

Questa è la politica di bilancio che la Regione Piemonte in questa legislatura ha attuato: far fronte a tutte le obbligazioni derivanti dal passato, ma nello stesso tempo evitare di creare condizioni di depressione del sistema Piemonte.
E' evidente che l'impugnativa deliberata dal Consiglio dei Ministri, per le conseguenze concrete che determina, non può essere supinamente accettata dalla Regione Piemonte né possiamo attendere senza fare alcunché la decisione da parte della Corte Costituzionale, perché i tempi sarebbero incompatibili con il dovere che abbiamo come amministratori di fare in modo che 200 milioni di euro non rimangano congelati in qualche conto corrente, ma siano prontamente messi a disposizione del sistema economico piemontese. Per queste ragioni chiederemo urgentemente un incontro al governo per concordare un percorso che abbia come obbiettivo fondamentale quello della rimessa in circolo delle risorse.

Da ultimo, è abbastanza singolare il fatto che la Regione Piemonte abbia ricevuto martedì 7 agosto, alle 21.30, una email di richiesta di chiarimenti che dovevano essere forniti entro le 12 dell'8 agosto, e che il Consiglio dei Ministri, alle 20 dello stesso giorno, abbia deciso l'impugnativa. Forse tempi di confronto meno ristretti avrebbero consentito di evitare una impugnativa che consideriamo sbagliata e fortemente dannosa per il Piemonte e il suo sistema economico.