20 settembre 2018
Aggiornato 16:30

E' tempo di funghi, come evitare i rischi

Evitare la raccolta e il consumo «fai da te», ma rivolgersi a un centro micologico dell'ASL. I pericoli a cui si può andare incontro
Funghi
Funghi (Shutterstock.com)

E’ tempo di funghi, e in molti spesso si improvvisano esperti pur di non rinunciare a un piatto di questi prelibati alimenti. Tuttavia, come ben si sa, oltre a essere gustosi, i funghi possono essere velenosi, e finanche mortali. La raccomandazione è dunque quella di non raccogliere e mangiare funghi senza il controllo di commestibilità dell’Ispettorato Micologico della ASL. Ma anche consumarne quantità moderate ed evitare di proporli ai bambini in età prescolare.

Il periodo dei funghi e i reali pericoli
E’ tra settembre e ottobre – mesi in cui nei boschi italiani è possibile trovare praticamente tutte le specie di funghi – che aumentano le segnalazioni di intossicazione o avvelenamento, anche a causa dell’intensificarsi dell’attività dei cosiddetti ‘esperti fai da te’ che raccolgono e mangiano funghi talvolta senza sottoporli ai dovuti controlli. Ingerire il fungo «sbagliato», può essere rischioso: la maggior parte delle intossicazioni si risolve senza danni o con sintomi irrilevanti, ma in un piccolo numero di casi (39 all’anno, secondo il National Poison Data System Americano) le conseguenze sono gravi. L’ingestione di alcune delle specie più pericolose (Amanita phalloides, Cortinarius orellanus, Gyromitra esculenta) genera sintomi che si manifestano dopo molte ore (da 6 a 48), quando il danno agli organi interni si è già innescato. I più colpiti sono il fegato e i reni. Altri tipi di funghi possono provocare reazioni ‘a breve latenza’ (fino a 6 ore) come disorientamento e convulsioni o gravi sintomi gastro-enterici con possibili ripercussioni metaboliche.

I piccoli rischiano di più
L’incidenza delle intossicazioni da funghi nei bambini è minore rispetto agli adulti, ma sono proprio i piccoli a correre il pericolo maggiore: il loro organismo, infatti, è più sensibile a questo alimento e può venire danneggiato con maggiore facilità. Più in generale si verificano circa 5 casi ogni 100mila persone, pari allo 0,25 % delle esposizioni a sostanze tossiche nell’uomo. «Una buona parte di queste intossicazioni non è dovuta all’ingestione di funghi velenosi, ma a un uso scorretto di questo alimento – spiega Marco Marano, responsabile del Centro Antiveleni del Bambino Gesù – Spesso, infatti, i funghi vengono mangiati senza un’adeguata cottura, in cattivo stato di conservazione, in fase troppo avanzata di maturazione o in eccessiva quantità. Un fungo commestibile – conclude Marano – non deve assolutamente essere mangiato se sono presenti segni di decomposizione a causa di alcune proteine pericolose (putrescina, cadaverina e istamina) che si formano proprio durante la fase di maturazione/decomposizione».