18 novembre 2018
Aggiornato 15:30

World Smile Day 2018: il sorriso accresce l'autostima, solleva l'umore e migliora la produttività

Ridere non fa solo «buon sangue», ma permette di migliorare la propria quotidianità e ottenere maggiori risultati sul lavoro e nelle relazioni interpersonali
Per il World Smile Day un sorriso dalle ragazze del SellaLab
Per il World Smile Day un sorriso dalle ragazze del SellaLab (Diario di Biella)

Non è uno psicologo, ma probabilmente Vasco Rossi con la sua celebre frase filosofica «Vivere… Come ridere!» ci aveva azzeccato già nel 1993: team di studiosi hanno dimostrato infatti che basta ridere per migliorare la qualità della vita, la produttività sul lavoro, innescare sane relazioni sociali e perfino dimagrire. Nella storia però il primo a carpirne l’importanza fu Ippocrate, il padre della medicina, che nei suoi trattati affermò che «Da un sorriso nasce sempre un altro sorriso». Anche Susumo Tonegawa, Premio Nobel per la Medicina nel 1987, affermò «Chi è triste e depresso non riesce a tener lontane le malattie».

Secondo studi riportati dal Los Angeles Times condotti dallo scienziato Lee Berk, ridere sviluppa la frequenza «gamma» nel cervello, che produce onde in grado di sincronizzare in maniera concreta l’attività neuronale e sostenere la memoria. Il Washington Post invece scrive di uno studio dell’Università di Oxford, da cui emerge che ridere per almeno 15 minuti in compagnia aumenta del 10% la soglia del dolore. Perfino l’autorevolissimo Time ha riportato lo studio della Western Kentucky University, sostenendo che un sorriso aumenta il numero di «cellule killer», che difendono il sistema immunitario. Ma non è tutto: ridere permette di mantenere la forma fisica e stimolare la circolazione. Secondo lo studio riportato da Fox News condotto da Maciej Buchowski, professore alla Vanderbilt University di Nashville, ridere per 10-15 minuti permette di bruciare circa 50 calorie. I ricercatori dell’Università del Maryland inoltre hanno rivelato che i vasi sanguigni di chi guarda uno show comico sono più elastici ed efficienti rispetto a chi non l’ha visto.

È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication su oltre 50 testate internazionali in occasione del World Smile Day, giornata che si celebra ogni anno dal 1999 il primo venerdì di ottobre. L’iniziativa fu dell’artista statunitense Harvey Ball, colui che nel 1963 creò il celebre e inconfondibile design dello smile giallo famoso in tutto il mondo.

«Il sorriso rappresenta una porta aperta alla relazione e al benessere. Se nasce spontaneo, facilita la disponibilità interiore di chi sorride e quella dell’interlocutore che lo riceve. Se è di cortesia e formalismo non può avere lo stesso effetto – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che utilizza spesso il sorriso nei propri corsi dedicati ai leader per potenziare capacità di resilienza e velocità di risoluzione delle soglie critiche di stress – Il nostro corpo e il nostro cervello ricevono l’energia trasmessa attraverso un sorriso vero o intenzionale. Sorridere favorisce sensazioni di benessere. Passare poi dal sorriso alla risata, permette un rilassamento fisico che dissipa le nuvole e permette di ricominciare ad utilizzare la neo corteccia per ponderare soluzioni e uscire dalla reazione emotiva determinata dallo stress della situazione. Il sorriso spontaneo nasce più facilmente se si potenzia la propria capacità di organizzare la vita professionale e privata, arrivando a sentirsi bene, vivendo situazioni in cui si possa operare un controllo sostenibile sulle cose, ottenendo un risultato di successo. Più s’accresce la consapevolezza delle proprie capacità con il raggiungimento di risultati positivi, più si tende a sorridere. Quindi tutto il lavoro fatto attraverso il perfezionamento di obiettivi e metodo di lavoro aiuta naturalmente a far nascere il sorriso da offrire a se stessi e al mondo».

Una tesi dimostrata anche dagli studiosi della St. Edwards University di Austin, in Texas, che conducendo uno studio su 2500 impiegati, hanno scoperto che l’81% si dichiara maggiormente produttivo se inserito in un contesto lavorativo dove regna il buonumore. Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Allo stesso modo un’indagine della Loma Linda University, in California, riportata da Nature, ha evidenziato come, alla vista di un video comico, le beta-endorfine, che alleviano la depressione, aumentino del 27%. Non solo scienziati, ma anche attori e comici compresero già negli scorsi decenni la forza di un sorriso: Audrey Hepburn, in una famosa intervista rivelò «Amo le persone che mi fanno ridere. Ridere cura una moltitudine di malattie». Anche il celebre Aldo Fabrizi si pronunciò sul tema affermando che «Il riso è una benedizione di Dio: fa bene, è una ginnastica fisica».

Esistono però anche risate non proprio piacevoli e addirittura dannose per la salute. In un film realizzato per la BBC dalla giornalista scientifica Zaria Gorvett emergono ben 19 tipi di sorriso, dei quali però gli studiosi ne hanno identificati solo 6 che indicano senza dubbio uno stato di felicità: le altre 13 tipologie includono sorrisi che sottolineano il dolore, l’imbarazzo o perfino il disagio. Un sorriso infatti potrebbe anche trasmettere disprezzo, rabbia, incredulità, oppure che stiamo mentendo. E non è tutto: Scott Weems, neuro-scienziato e autore del libro «Ah! The Science of When We Laugh and Why», confermò sulle colonne del Wall Street Journal i benefici del sorriso, rivelando però che i sorrisi provocati da una forma diversa di risata, come quella nata da sarcasmo e battute sardoniche, può nuocere alla salute: come attestano le ricerche condotte dalla University of Western Ontario, chi possiede questo tipo di umorismo registra alti livelli di depressione, ansia e bassa autostima.

Sorridere però è anche una questione di rilevanza sociale. Da uno studio del professor Robert R. Provine, neuro-scienziato e docente di psicologia alla University of Maryland, pubblicato su Psychology Today, è emerso che i benefici del sorriso contagino anche chi sta attorno, sul luogo di lavoro come a casa: è 30 volte più probabile iniziare a ridere in compagnia di altre persone, rispetto a quando si è soli. Esiste infatti una forte connessione tra il sorriso e la capacità di socializzazione delle persone, in grado di influenzare concretamente l’umore generale.