16 dicembre 2018
Aggiornato 04:30

In Italia si diffonde l’Open Innovation

+2.504 in due anni le imprese che investono in startup, con una crescita soprattutto tra le piccole (+22% rispetto al 2017) e medie (+20%)
In Italia si diffonde l’Open Innovation
In Italia si diffonde l’Open Innovation (Shutterstock.com)

MILANO - Startup innovative e imprese consolidate di tutte le dimensioni, italiane e internazionali: una collaborazione win - win che da tre anni sta silenziosamente rivoluzionando il panorama delle imprese che vincono sui mercati; ma che sta anche dando corpo ad una nuova geografia dell’innovazione in Italia, fatta di nuovi player e di nuovi luoghi. Una rivoluzione silenziosa che prende il nome di Corporate Venture Capital e di Open Innovation, tracciando le evoluzioni di un fenomeno che, il 23 ottobre alle 14.30 saranno presentate nell’ambito di Smau 2018.

L’Osservatorio propone un’analisi quantitativa realizzata sulla base della tecnologia dei grafi e degli archivi di Cerved sui soci e sulle partecipazioni, affiancata da un’indagine qualitativa su alcune esperienze in corso, quest’anno supportata per la prima volta da Confindustria e da Piccola Industria Confindustria, con un numero importante di casi aziendali nuovi.

Quello che emerge in questa terza edizione evidenzia come l’Open Innovation si stia sempre più affermando come modalità di collaborazione strutturata tra startup e imprese: il Terzo Osservatorio su questa importante tipologia di investimento - promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, con la partnership scientifica di Cerved e in collaborazione con Confindustria e Piccola Industria Confindustria per la segnalazione dei casi di successo – dice infatti che sono 2.329 le startup innovative nel portafoglio di 7.635 investitori in Corporate Venture Capital (+2.504 imprese in due anni), ovvero il 24,3% del totale delle startup iscritte al registro delle Imprese Innovative (9.285).

Dato corroborato da un’analisi svolta per la prima volta dall’Osservatorio, da cui risulta che il Corporate Venture Capital incide sul giro di affari complessivo delle startup innovative (pari a 1.2 miliardi di euro), per il 41%, cioè per 492 mln di euro (elaborazioni Cerved su dati Mise).

Una dinamica che non coinvolge più solamente le grandi imprese (408), ma anche e soprattutto le piccole (4.363) e medie (588) con tassi di crescita importanti. Nell’ultimo anno le piccole imprese che investono in startup registrano un +22%, +20% le medie imprese, +17% le grandi imprese. Una collaborazione che conferma il suo trend di fenomeno extraregionale – il 62% dei soci corporate investe in startup di regioni diverse dalla propria -  ed extrasettoriale: il 90% dei soci corporate investe in startup di settori diversi dal proprio, a dimostrazione di come la partnership con la startup sia fondamentale per le imprese per diversificare il business e completare l’offerta di soluzioni e servizi con prodotti altamente innovativi e pronti per il mercato.

Se per le imprese la collaborazione con la startup risulta vincente, sia dal punto di vista economico (le principali voci di conto economico delle imprese che investono in CVC –fatturato, valore aggiunto e ROE sono superiori rispetto alle altre imprese – sia per la complementarietà dei servizi che la startup offre e per la rapidità d’azione con cui possono intercettare nuovi mercati), anche per la startup la partecipazione di un CVC è un boost importante per accrescere il proprio fatturato (il fatturato medio delle startup partecipate da un CVC è maggiore rispetto alle startup i cui soci sono persone fisiche o operatori specializzati – 244.000  euro delle startup partecipate da un CVC rispetto ai 150.000 euro delle startup partecipate da persone fisiche e 173.000 euro delle startup partecipate da operatori specializzati – ma anche il valore aggiunto. Inoltre, la metà delle startup (49%) partecipate da un investitore CVC ha un MOL positivo e solo il 2,7% delle startup partecipate da un CVC è uscita dal mercato.

«I rapporti tra imprese e startup si articolano in una molteplicità di forme, coinvolgono spesso attori intermedi, dai fornitori evoluti delle imprese, ad acceleratori, incubatori e facilitatori» commenta Pierantonio Macola, Presidente di Smau. «Dalla semplice alleanza commerciale, fino alla partecipazione nel capitale della startup, i vantaggi sono formidabili da ambo le parti: per la startup una vitale accelerazione nel processo di sviluppo e affermazione del proprio prodotto o servizio, per l’impresa una imprescindibile provvista di innovazione che consente di rinnovare e riaffermare il proprio ruolo sui mercati in tempi e modalità compatibili con l’attuale contesto competitivo».

«La terza edizione dell’Osservatorio conferma un trend importante in atto nel nostro Paese, di un fenomeno che per primi abbiamo iniziato a monitorare tre anni fa – dichiara Alvise Biffi, delegato Piccola Industria Confindustria per le Startup e membro del Consiglio generale Assolombarda– le imprese italiane credono nell’innovazione portata dalle startup e investono in modo crescente sia sotto l’aspetto finanziario sia soprattutto in logica industriale, per costruire nuovi modelli di business che aiutino la competitività loro e del sistema industriale italiano. L’auspicio è che il Governo comprenda la rilevanza e il valore strategico di questa tipologia di investimento, sostenendone la crescita con gli opportuni provvedimenti in occasione della Legge di Bilancio».

Alle parole di Macola e Biffi si aggiungono quelle di Angelo Coletta, Presidente di Italia Startup, il quale afferma: «Siamo piacevolmente sorpresi dai dati presentati in questa terza edizione dell’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital. Dati che evidenziano come i ricavi delle nostre startup incidano sempre di più sulla nostra economia - raggiungendo 1.2 miliardi di euro - e come una fetta importante dei ricavi sia prodotto da startup partecipate da CVC (41%). Del resto - aggiunge Coletta - come gli stessi dati evidenziano, le startup supportate da un investitore corporate, che spesso accompagna gli investitori istituzionali (business angels e VC), generano in media più fatturato e un valore aggiunto più alto rispetto alle altre startup innovative e sono soggette a tassi di mortalità inferiori rispetto alle altre realtà, anche grazie ad una maggiore vicinanza al mercato che l’investitore corporate garantisce alla startup».