20 febbraio 2019
Aggiornato 20:30
Cultura

La cultura è davvero il petrolio dell'Italia: dibattito a Biella con Luca Dal Pozzolo e Severino Salvemini

Mercoledì 12 dicembre l'Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio organizza una serata sui temi della conservazione del patrimonio culturale legati allo sviluppo economico e sociale
Luca Dal Pozzolo, la copertina del libro «Il patrimonio culturale tra memoria e futuro»
Luca Dal Pozzolo, la copertina del libro «Il patrimonio culturale tra memoria e futuro»

L’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio con il centro studi Generazioni e Luoghi e il Polo Culturale del Piazzo organizzano la presentazione del saggio «Il patrimonio culturale tra memoria e futuro» di Luca Dal Pozzolo.
L’iniziativa si terrà mercoledì 12 dicembre, alle 21, a Palazzo La Marmora, e costituisce un contributo al dibattito in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018.
L’ingresso è libero, ma è necessaria la registrazione online al link https://bit.ly/2Q1fJBS entro le 12 di mercoledì 12 dicembre.

Luca Dal Pozzolo, socio fondatore della Fondazione Fitzcarraldo, è direttore dal 1998 dell’Osservatorio Culturale del Piemonte e in questa veste ha svolto il ruolo di coordinatore di quel approfondito riesame dell’attività culturale e sui beni culturali denominata «Stati generali della cultura in Piemonte», che si è svolta con tappe nelle diverse province nel 2017.

ll libro di Dal Pozzolo, asciutto e molto denso, rilegge i compiti della valorizzazione, individuando in essi un potenziale di sinergie con gli aspetti economici e sociali del territorio.
A commentare questo libro, i promotori hanno invitato Severino Salvemini, biellese di origine e qualificato accademico a livello internazionale: è considerato uno dei maggiori esperti nella gestione delle istituzioni culturali e nell’economia dei settori creativi. Ha fondato e diretto il corso di laurea in Economia per le arti, la cultura e la comunicazione all’Università Bocconi di Milano.

Un invito a tutti coloro che «fanno cultura»
Questa serata è stata concepita per offrire a tutti gli operatori del campo della cultura e dei beni culturali un’occasione di confronto e l’opportunità di rafforzare le sinergie tra soggetti diversi tanto in area locale, quanto regionale. Un invito rivolto a tutti dunque, non soltanto a quanti si occupano nello specifico di beni culturali – quell’ambito che, in inglese, si definisce heritage - ma a tutti coloro che operano nel campo culturale, includendo la ricerca, il teatro, la danza, il cinema e così via.

Il territorio biellese è da sempre fecondo nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale.

Di decennio in decennio, molte organizzazioni hanno scandito la vita della nostra provincia con attività di alto profilo: alcuni protagonisti se ne sono già andati da tempo come Gustavo Buratti e Giacomo Calleri, altri da poco come Lodovico Sella e Angelo Pavia, ma gli enti da loro fondati sono protagonisti dinamici  del quadro variegato di chi nell’area biellese opera nel campo del patrimonio e dei beni culturali.

Nel corso degli anni si è poi visto nascere e affermarsi una pluralità di soggetti che oggi portano proposte nuove e interagiscono con la vita culturale del territorio in maniera innovativa.

L’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio si configura come uno snodo di questa rete fin dalla sua costituzione. Dal 1998 una ventina di associazioni fanno parte dell’Osservatorio che si è posto come luogo di dialogo e confronto tra soggetti diversi su un tema complesso come quello del paesaggio all’interno del quale si inseriscono anche i beni culturali.

Con questa iniziativa, l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio ribadisce il proprio ruolo di «piattaforma» di riflessione a più voci sulle trasformazioni dei luoghi e sul ruolo che tutti gli attori sociali - dai cittadini alle istituzioni, dalle organizzazioni del Terzo Settore alle aziende - hanno nel governo di queste trasformazioni.

Il libro
Luca Dal Pozzolo, «Il patrimonio culturale tra memoria e futuro», Editrice Bibliografica, aprile 2018
Il saggio si interroga sul senso del patrimonio, materiale e immateriale, sulla sua possibile declinazione al futuro, sulle motivazioni a investire per una conservazione e una valorizzazione che prescindano dal richiamo a un dovere morale di sola erudizione, ma si ancorino alla possibilità di giocare un ruolo tutto contemporaneo - anche negli strumenti di conservazione e comunicazione digitale - di riscoperta della profondità della storia e di disegno di un futuro possibile.
Se si evita la nostalgia di uno sguardo esclusivamente antiquario, il patrimonio potrà rappresentare una risorsa vivente e in opera, un fuoco di convergenza per artisti, operatori della cultura, cittadini, ritrovando la capacità di espressione nei linguaggi della contemporaneità, riconquistando una corrispondenza sentimentale nella quotidianità della società locale.
La domanda sul perché, per chi conservare e valorizzare il patrimonio culturale è l’ordito dei diversi capitoli, la linea di basso continuo e ostinato che attraversa tutte le pagine del saggio e che evidenzia come l’eredità non sia una trasmissione meccanica tra le generazioni, ma fatto culturale profondo, che implica riconoscimento, consapevolezza e cura.