22 agosto 2017
Aggiornato 14:30
Cultura

I segreti di Cartier-Bresson raccontati da Stefano Ceretti

Abbiamo visitato con il fotografo biellese la mostra del maestro francese, a Palazzo Gromo Losa, che oggi riapre le porte ai visitatori. Già 4 mila e 500 i biglietti staccati per l'evento culturale dell'anno organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio

BIELLA – Battute finali per la mostra dedicata ad Henri Cartier-Bresson visitabile fino al 15 maggio 2016 nei suggestivi spazi di Palazzo Gromo Losa. Ad oggi nelle sale che ospitano le immagini del fotografo soprannominato «occhio del secolo» sono transitate circa 4 mila 500 persone. Noi del Diario di Biella l'abbiamo visitata con la guida del fotografo Stefano Ceretti. 

La mostra
La mostra presentata da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Fondazione Pierre Gianadda, riunisce un insieme eccezionale di fotografie che costituisce una raccolta sorprendente, ricca e complessa, nonché la più consistente di opere di Cartier-Bresson in mani private. Si tratta di 226 stampe ai sali d’argento donate nel corso degli anni da Henri Cartier-Bresson all’artista suo amico Sam Szafran. Entrambi erano a loro volta amici di Léonard Gianadda, alla cui Fondazione Szafran e la moglie decisero di donare la collezione dopo la scomparsa del fotografo. La mostra porta in Italia 150 stampe originali delle oltre 200 appartenenti a questa incredibile raccolta di immagini in bianco e nero. 

Il fotografo che cattura la realtà
Henri Cartier-Bresson è stato un artista fondamentale per la storia della fotografia. Tra i fondatori dell’Agenzia Magnum, fu inventore del reportage contemporaneo e dello stile fotografico detto candid, caratterizzato dalla mancanza di messa in posa dei soggetti. Le sue opere catturano la realtà nel suo momento decisivo, espressione che sarà anche il titolo del suo libro più celebre, pubblicato nel 1952: un portfolio di 126 foto, con la copertina disegnata da Henri Matisse. La fotografia era per Cartier-Bresson il riconoscimento in una frazione di secondo del significato di un evento, il momento che l’artista deve saper cogliere prima che sia perso per sempre. Dietro l’eleganza compositiva delle immagini di Henri Cartier-Bresson non c’è infatti nulla di studiato: il suo era un approccio documentario, ma è una documentazione istantanea e istintiva, possibile solo se il fotografo, a sua volta coinvolto nella scena che intende catturare, mette sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore, come amava dire il fotografo francese.Gli scatti rigorosamente in bianco e nero di Cartier-Bresson ritraggono spesso scene quotidiane, rivelando la sua ossessione per la rappresentazione della vita e il suo desiderio di non influenzare in alcun modo il soggetto con la sua presenza. Usava una Leica 35 mm con lenti 50 mm, resa meno appariscente colorando di nero le parti cromate della macchina. Sceglieva obiettivi naturali, simili alla percezione visiva umana, non amava il flash o le didascalie, stampava integralmente il negativo senza alcuna manipolazione nella camera oscura e non esitava a usare immagini mosse o sfocate. 

Info per la visita
Orari mostra: venerdì e sabato: 15.30/19, domenica: 10/19, lunedì 25 aprile: 10/19
Biglietti: intero: 5 euro, ridotto: 4 euro (Soci Touring club, gruppi di almeno 12 persone). Ingresso gratuito per gli under 25, studenti universitari con tesserino, disabili con un accompagnatore, insegnanti se accompagnano una classe, giornalisti con patentino, guide turistiche con patentino. Durante gli orari di apertura, sono previste visite guidate gratuite a orari fissi durante le aperture domenicali alle 11 e alle 17 solo su prenotazione al numero 329 1866660. Per ulteriori visite è possibile consultare il sito www.fondazionecrbiella.it.