31 ottobre 2020
Aggiornato 09:00
Politica

«Aeroporto di Cerrione, perché nessuno ha fermato il suo lento declino?»

La vicenda della vendita delle quote pubbliche dello scalo sta facendo discutere il Biellese. Paolo La Bua commenta il fallimento di un progetto che doveva superare l'isolamento del territorio e invece è stato solo un grande costo per i contribuenti

CERRIONE - «Cosa ci dice la vendita dell'aeroporto di Cerrione di cui tanto si parla in questi giorni? Secondo noi che un'intera classe politica ha sbagliato e di grosso. Nella migliore delle ipotesi in buona fede... Certo siamo stati una piccola Svizzera. Piccoli, belli e ricchi. Si sognava la Provincia, che arrivò. L'università, che in effetti è stata realizzata. e ancora: migliaia di nuovi residenti (stranieri) che dovevano riempire le fabbriche e interi quartieri di Biella o dei comuni. E già questi non sono arrivati, visto che l'ex capitale del tessile non e' piu' stata tale... Perché qualcosa s'è rotto. E il sogno e' diventato un incubo. La globabilizzazone, la vogliamo fare semplice, ha travolto il mondo intero, mica solo il Biellese. Quindi qualche attenuante a politici, imprenditori e amministratori (diciamo la classe dirigente) la dobbiamo concedere... Il punto, però, secondo noi è un altro: bisognava aspettare il 2016 per porre fine ad uno scalo che ha solo avuto costi e nessun vantaggio per il territorio? Perché nel 1999, nel 2005 o nel 2010 (date scelte a caso) non si è interrotto questo gioco al massacro? Perché si dovevano spendere 60 milioni prima di dire basta. Non ne bastavano, che ne so, 20 o 30? Dobbiamo forse essere contenti che non ne sono stati spesi 70, 80? La Biella di domani si costruisce oggi. Affrontando i temi del lavoro, della scuola e delle vie di comunicazioni. chiediamo all'attuale classe dirigente di essere più lungimirante di quella che l'ha preceduta».