22 agosto 2017
Aggiornato 15:00
Economia

Una festa che dice di noi... E della dinastia dei Barberis Canonico che non sono scappati davanti alla crisi

L'azienda ha un fatturato di 135 milioni di euro e 430 dipendenti. Ed è tra le poche realtà che investono e credono nel territorio colpito duro dalla crisi economica. Un'eccellenza e un orgoglio per il Biellese

TRIVERO - Molto più di una semplice festa. E al di là di numeri spettacolari, molto più di un evento aziendale. La serata che la Vitale Barberis Canonico ha offerto, sabato sera, a dipendenti ed ex collaboratori, è stata qualcosa di speciale, soprattutto per i duri tempi che ci tocca vivere e raccontare. Per noi è stato un atto rivoluzionario. Un capolavoro. Un miracolo. Davvero. Assistervi è stato come vedere in diretta uno di quei fatti che, proprio mentre si realizzano, sai già che sono destinati a diventare una pagina di storia. Come quando cade un muro che ha separato per anni persone che volevano stare insieme, oppure, quando finalmente viene riconosciuta una libertà a qualcuno cui per anni gli era stata negata. E tu sei lì, e sorridi. Non capisci bene. Ma sorridi. Esagerazioni? Facciamo due conti. L'azienda ha inviato quasi mille persone: dipendenti ed ex dipendenti. E ancora: familiari e parenti. Vedevi così l'ex operaio che girava per i reparti dove aveva lavorato una vita o la figlioletta dell'addetto alla torcitura che capisce come si suda lo stipendio il padre. Poi, tutti a cena. Una cena sontuosa, con tanto di aperitivo e intrattenimento musicale. Polenta e cervo? No. Raffinatezze e prelibatezze cucinate e servite da un esercito di hostess e di camerieri (50? 100? Chissà...) Il tutto tra musica e dell'ottimo Chianti. Costo: 100 mila euro? Il doppio?Difficile stabilirlo. Ora il punto è: perché?. Cioè: capire perché un'azienda spenda una cifra, qualunque cifra, per i propri dipendenti ed ex dipendenti, cui paga già regolarmente lo stipendio. Anche qui i numeri aiutano. La Vitale Barberis Canonico è una delle poche aziende floride del territorio. Ha un fatturato di 135 milioni di euro, in crescita rispetto al recente passato. Ha 431 dipendenti. Investe in tecnologie e ha reparti puliti come quelli di un ospedale. E ancora: assume personale e investe: sulle persone, sull'azienda e sul territorio. Lo fa tutti i giorni. Poi, ogni cinque anni, questa rivoluzione, questo capolavoro, questo miracolo. Questo avviene in un posto dove tanti sono scappati e scappano. Loro invece sono rimasti. In un distretto dove tanti hanno chiuso, loro si sono allargati. Sono più bravi? Sono più grandi? Forse. Ma non basta a spiegare quanto è successo in questi anni: migliaia di posti di lavoro persi e centinaia di aziende fallite. Ci deve essere qualcosa di molto speciale, secondo noi, in chi decide che le difficoltà sono sfide e non giustificazioni per arrendersi e abbandonare la nave. E allora vorremmo capire, ma non ci siamo riusciti: si poteva fare business e restare nel Biellese, qui, nella terra dei padri? Se c'è riuscita la dinastia dei Barberis Canonico, ci potevano riuscire altri? Magari non tutti, ma qualcuno in più sì? E quindi: si può fare impresa e dare lavoro, sotto il Mucrone? «Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso… lavorare insieme un successo». L'ha detto Henry Ford, uno che di imprese se ne intendeva. «Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile». Non sappiamo chi l'abbia detto, ma l'abbiamo visto realizzato. A Pratrivero.