9 dicembre 2019
Aggiornato 12:00
Sicurezza

«Difendere il decoro dei Giardini Zumaglini significa amare la città»

Nuova ordinanza anti-bivacco del sindaco Marco Cavicchioli, dopo tanti episodi di violenza e di degrado che si continuano a verificare nel cuore verde del centro. Servirà? E soprattutto, come si è arrivati a questa situazione, spesso incresciosa, con cui si è costretti a vivere?

BIELLA - «Sapete cosa dice la teoria del «vetro rotto»? Più o meno, così: prendete un edificio abbandonato e consentite che qualcuno rompa il vetro di una finestra... Se nessuno ripara quel vetro rotto, presto, altre persone romperanno un secondo vetro; poi un terzo, un quarto e così via... La morale? Se in una comunità, nessuna autorità interviene per risolvere le questioni piccole, presto, tutti, crederanno che anche per quelle grandi non ci sia niente da fare...».

Il senso della teoria
«Cosa vogliamo dire? Che prevenire è meglio che curare, ovviamente. La teoria del «vetro rotto» infatti è di alcuni sociologi, i quali sostengono che, per evitare crimini grandi, prima, bisogna dimostrare di essere capaci di contrastare crimini piccoli. Riparando il primo vetro rotto o prendendo il colpevole del gesto, naturalmente»

Il provvedimento del primo cittadino
«Ora... Nei giorni scorsi il sindaco Marco Cavicchioli ha riproposto l'ordinanza anti-bivacchi ai giardini Zumaglini. Un provvedimento che prevede multe per chi sporca e per chi vive nell'illegalità... Noi di fronte a questa notizia abbiamo pensato che di vetri rotti, ad oggi, ce n'è una quantità spaventosa... Già».

Responsabilità?
«Ma la brutta notizia è che la colpa dell'increscioso spettacolo cui è facile assistere in centro città, non è dei politici. O non solo, dei politici. La colpa è soprattutto nostra. Perché tutti noi abbiamo accettato che i giardini diventassero uno spazio di degrado, di sporcizia, spesso un teatro di veri e propri atti delinquenziali. Non il Bronx. Non i quartieri periferici di alcune città del Sud Italia, controllati dalla Mafia o dalla Camorra, per la gran carità... Ma comunque uno spazio non sicuro, non pulito e non controllato. O non del tutto. O non abbastanza. Questo perché ci siamo fatti andare bene che uomini con decine di denunce penali trascorressero le loro giornate tra aiuole e panchine. Che cittadini stranieri bighellonino dalla mattina alla sera. Che le forze dell'ordine che intervengono per controlli di routine vengano aggredite. Sì, l'abbiamo fatto. L'abbiamo fatto noi. L'abbiamo fatto girando alla larga dal parco, accelerando il passo lungo i viali, borbottando qualcosa di fronte alle notizie di cronaca dei giornali, cambiando strada la sera. L'abbiamo fatto...».

Vincere o perdere
«Perché, vedete, è così che si perdono certe battaglie: arretrando un centimetro alla volta, fino ad arrivare al punto in cui nessuno sembra più in grado di fare qualcosa e tutti alzano bandiera bianca. E quindi siamo arrivati a questo punto. Con il Comune che emette ordinanze che fanno paura come il ruggito di un topolino, con le forze dell'ordine che paiono impotenti di fronte a balordi e perditempo, con l'autorità giudiziaria impegnata in chissà cosa ma non certo a rendere più sicura la vita di nonni, di mamme e di persone per bene».

Il punto
«Cosa vogliamo, allora? Un Paese normale. Una città normale. Un parco pubblico normale. Ma non solo. Dei servizi sociali che funzionino e che aiutino chi ha bisogno e chi si vuole fare aiutare. Perché mica pensiamo ad una caserma tra l'Esselunga e il quartiere degli affari oppure a spostare soggetti a dir poco problematici da una parte all'altra della città. Conosciamo le obiezioni radical chic... No... Noi, i problemi li vorremmo risolti, uno dopo l'altro. O almeno affrontati...».

Amare e difendere casa propria
«Detto ciò... I giardini Zumaglini non sono un posto qualunque. Sono il cuore verde della città. Fallire qui, significa fallire ovunque... Accettare che tra via Lamarmora e via Italia possa esistere una zona franca dove tutto è (quasi) possibile, vuol dire che i barbari hanno vinto, perché li abbiamo fatti vincere... naturalmente Vuol dire che lo Stato di diritto è una barzelletta. Che siamo impotenti e che siamo incapaci. Forse, addirittura, che non amiamo la nostra città. O che non l'amiamo abbastanza. Fallire qui vuol dire che chiunque può rompere i vetri di casa nostra. Che può romperli tutti».