18 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
Basket A2

Coach Carrea, il timoniere che guidò la nave anche quando le vele erano a brandelli

Riflessione sull'allenatore della Pallacanestro Biella, oggi osannato da tutti... L'anno scorso, però, quando la squadra andava male fu al centro di dubbi e critiche

BIELLA - "I grandi uomini, spesso, sono soli. Soli come gli allenatori, i poeti e pazzi... Tutti noi che applaudiamo Michele Carrea, oggi, invece, siamo un po' miopi o, addirittura, peggio. Magari addirittura ipocriti o quanto meno ingrati. Giornalisti compresi, intendiamoci. E noi del Diario come tutti gli altri, ovviamente... Già. Perché oggi applaudire Carrea è la cosa più facile del mondo. Insieme ai suoi ragazzi è primo in classifica, schiaccia avversari come fossero noccioline, fa giocare i giovani, che danno spettacolo. E quindi è il numero uno da applaudire. Come si fa a non essere dalla sua parte e dalla parte della sua squadra? Come siamo bravi, noi italiani, a salire sul carro dei vincitori... Troppo facile, appunto. Ma è nelle salite che si vede il valore di un condottiero. E infatti il meglio di quanto valga come allenatore e come uomo, Michele Carrea, ce l'aveva già mostrato. Ma noi non ce ne siamo accorti. O non abbastanza. O non tutti. Quando l'ha fatto? L'anno scorso. Ovviamente. Sì, proprio l'anno passato, quando la squadra non è arrivata ai play off sempre raggiunti e tutti siamo rimasti con l'amaro in bocca, facendo paragoni con passato».

L'analisi con il passato
«Prendiamoci due minuti e facciamo due conti. L'anno scorso l'Angelico in questo periodo era ultima in classifica, per una serie di ragioni. E non solo. L'americano era stato sbagliato e il sostituto (Mike Hall) dava segnali di genio e di sregolatezza preoccupanti. Il vice-presidente esternava contro la squadra. La società pareva sul punto di spezzarsi o comunque di non sapere bene che pesci pigliare. Lui era un esordiente. Il gm Sambugaro, pure. I tifosi erano scontenti. Noi giornalisti ad un certo punto inscenammo un mezzo processo ai vertici societari. Un bagno di sangue. La vigilia di una disfatta. La voglia italica di un capro espiatorio, tra sconfitte e amarezza, infatti, era lì, che montava... Ecco. Ricordiamoci tutto questo. E ricordiamocelo bene. Quindi: nel momento più basso e difficile della storia della Pallacanestro Biella, è venuto fuori il valore di quest'uomo. Non lo credete anche voi? Vogliamo dire: quanta forza c'è voluta per raddrizzare una stagione così? Quante energie sono state necessarie per rialzare una nave che pareva destinata ad inabissarsi? Tanta. Tantissima. E' roba per pochi, navigare quando le vele sono a brandelli. Lo fanno bene solo ad Hollywood, di solito...».

Il finale
«Com'è andata a finire lo sappiamo. Dal fondo della classifica la squadra ha scalato una posizione dopo l'altra di quella classifica mesi prima umiliante, sconfiggendo anche le grandi del torneo, e arrivando a sfiorare l'accesso ai play off che moralmente i rossoblù meritavano ampiamente. Ecco. Continuiamo ad applaudire coach Carrea, per quello che fa oggi, ma anche per quello che ci ha mostrato ieri...».

La frase
«Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili. Bertolt Brecht».