23 luglio 2019
Aggiornato 17:30
Editoriale

La Serie A della Pallacanestro Biella come (possibile) riscatto per tutti

Il primato in classifica da settimane fa sognare i tifosi dell'Angelico, alla vigilia della Coppa Italia di Bologna. Un appello per tutto il territorio

Ci sono momenti che dicono tutto di noi. Non tanto perché vinciamo o perdiamo, ci mancherebbe, ma soprattutto per come andiamo in campo. Nello sport, chiaro. Ma pure nella vita.

Pensiamoci un attimo. Biella è in continuo declino, con un passato economico e storico tanto grandioso quanto sempre più... Passato... Appunto. Nel frattempo, a sorpresa, un manipolo di ragazzi sta tenendo alta la bandiera del territorio. Dentro e fuori un campo da basket. La Pallacanestro Biella infatti non è solo prima, come lo fu anche in passato, ma è la squadra più tosta del girone Ovest del campionato di Serie A2. E da venerdì andrà a testa alta a sfidare direttamente sotto le due torri la corazzata Bologna, in occasione delle finali di Coppa Italia. Mi preoccuperei, fossi virtussino, dopo la vittoria della Biella contro Tortona...

Ora, nonostante le molte vittorie ed il tanto entusiasmo, che sta portando quasi sempre al tutto esaurito al Forum di Biella, non paiono esserci novità intorno al progetto Pallacanestro Biella. Ed è grave quanto indicativo dei tanti problemi sui quali tutti i giorni litighiamo noi biellesi: al bar, in via Italia, su Internet.

Massimo Angelico e soci, insomma, paiono. Soli nel loro sforzo imprenditoriale. Eppure il pubblico e forse la città, chiedono di più. Chiedono la Serie A. Il Paradiso. L'Olimpo della pallacanestro nazionale, dove il territorio era qualche anno fa prima che la crisi colpisse durissimo il sistema economico e il tessuto sociale.

Sotto il Mucrone però di risorse e di eccellenze ce ne sono ancora tante. Ed è dunque possibile che tutto taccia? E le istituzioni, politiche? Possibile che nessuno tenti di organizzare una cordata di volenterosi? Non ci sono altri uomini che, come noi del Diario del Web, credono che investire nel territorio significhi anche dare ali a (grandi) progetti collettivi?

Henry Ford ha detto: «Se avessi chiesto ai clienti cosa avessero voluto, mi avrebbero risposto un cavallo più veloce». Ecco. Certo che i biellesi vogliono servizi, strade e sicurezza. E lavoro, ci mancherebbe... Ma senza sogni, si muore. Nello sport, nel lavoro e quindi nella vita, se non si migliora, si peggiora... Il basket come punto di partenza per il riscatto del Biellese? Perché no... Allora possiamo lasciare solo il comandante Carrea, il capitano De Vico e la stella Hall? Noi del Diario non lo faremo. Così come non lo faranno migliaia di appassionati, che caleranno a Casalecchio per sostenere la causa. Perché la «gente come noi non molla mai» come cantano gli ultrà della Barlera. C'è Marco Venuto in quintetto, che gioca per noi...

Per certe sfide, però, serve di più. Non si vince solo con i soldati al fronte. Servono le retrovie. Servono economie e valori, che permettono di perdere magari le battaglie ma di vincere le guerre. Se dietro Tessitori e Udom non ci sarà un territorio, un progetto, dei valori forti, la strada anche sul campo, prima poi, diventerà troppo in salita per le seppur giovani e forti gambe dei giocatori. Un proverbio africano dice: «I bastoni in un fascio sono indistruttibili».

Ogni grande impresa, tuttavia, comincia da un primo passo... Per ora c'è da espugnare Bologna. In caso di impresa... Chi lascerà soli questi ragazzi, sarà «colpevole». Testa, cuore e gambe rossoblù... Coach D'Amato l'ha detta bene in un celebre film: «Si vincere e si perde. Resta da vedere se si vincere o si perde da uomini». Vale per i giocatori e, soprattutto, per noi biellesi.