15 novembre 2018
Aggiornato 03:00

Spostato il cippo di Cusano. L'omaggio di Gabrielli

La cerimonia di commemorazione del vice-questore ucciso della Brigate Rosse avverrà venerdì, alla presenza del capo della Polizia di Stato. Monumento trasferito di qualche metro, sempre dentro gli Zumaglini

BIELLA - Il capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli, sarà a Biella, venerdì primo settembre, in occasione del 41esimo anniversario della morte del vice questore Francesco Cusano. E quest'anno verrà reso il dovuto omaggio, anche con lo spostamento del cippo alla memoria dai Giardini Zumaglini a Largo Cusano, come è sempre stato desiderio della famiglia.

I FATTI - Francesco Cusano, nato ad Ariano Iripino (AV) nel 1925, in servizio antidroga, intorno alle 19:45 del 1º settembre 1976 stava effettuando un controllo insieme al suo collaboratore, l'appuntato Primo Anceschi, sugli occupanti di una Fiat  131 con targa della provincia di Milana; notata un'irregolarità nella patente di guida del conduttore (intestata a un certo Francesco Calippo e in seguito rivelatasi falsa, Cusano lo invitò a scendere dall'automobile e a recarsi nel vicino commissariato per accertamenti, ma egli, una volta uscito dal veicolo, estrasse un'arma e fece fuoco contro Cusano, colpendolo in pieno al petto, e Anceschi, che al contrario del suo superiore ebbe il tempo per mettersi al riparo dietro a un'altra vettura e rispondere al fuoco senza tuttavia riuscire a impedire la fuga dei due criminali. Cusano morì sull'ambulanza che lo trasferiva d'urgenza al più vicino ospedale, mentre gli addetti ai rilevamenti trovarono sul selciato due bossoli di proiettile calibro 7,65 Parabellum.

INDAGINI - Le prime risultanze delle indagini, dovute sia all'analisi della dinamica della sparatoria che alla circostanza della targa e dei documenti di identità falsificati, indussero gli inquirenti a cercare gli autori del crimine negli ambienti del terrorismo, e alla conclusione che l'omicidio non fu programmato bensì deciso al momento per evitare le conseguenze di un'identificazione in commissariato. Il 1º ottobre 1978 la polizia fece irruzione in quattro covi delle Brigate Rosse, sequestrando materiale vario, armi e procedendo a nove arresti, tra cui — nel covo di via Monte Nevoso — quello di Azzolini, nel frattempo indiziato di aver fatto parte del gruppo coinvolto nel caso Moro; il 4 febbraio 1979, ancora a Milano, in una retata congiunta delle forze dell'ordine in cui furono arrestati cinque brigatisti, le forze dell'ordine catturarono il secondo attentatore, i cui documenti attestavano la falsa identità di Pietro Sicca, ma che risultò in effetti essere Calogero Diana, trentenne originario del Torinese, detenuto per reati comuni ma convertitosi alla lotta armata durante il periodo in carcere in cui venne a contatto con alcuni brigatisti rossi ed entrato in clandestinità quando non rientrò per un permesso; anche Diana, come Azzolini, fu riconosciuto da uno dei suoi genitori.

SENTENZE - Il processo in assise contro Azzolini e Diana iniziò a Novara il 30 gennaio 1981; la vedova e il figlio di Cusano si costituirono parte civile; dopo una settimana di dibattimento il pubblico ministero chiese 30 anni di detenzione per entrambi gli imputati, che il tribunale concesse. Azzolini fu poi condannato all'ergasto per altri reati connessi alle attività della colonna «Alasia» mentre Diana, anch'egli condannato al carcere a vita per altre attività terroristiche, evase dall'ospedale di Novara il 23 settembre 1986, ma fu catturato nuovamente a Milano il 6 dicembre successivo.