11 dicembre 2018
Aggiornato 12:53

«Gioco in Sud Africa, ma il mio cuore è a Biella»

Paolo Cerruti racconta la sua storia sportiva, ma anche umana e culturale

BIELLA - Una storia di sport e di rugby, ma non solo. Paolo Cerruti racconta la sua avventura in Sudafrica, che è fatta anche di studio.

Sei reduce da una bellissima esperienza in Sudafrica, ce la racconti?
«Sono partito l’anno scorso a gennaio per cominciare quest’esperienza in Sudafrica, in un’accademia di Città del Capo, precisamente a Stellenbosch. È cominciata un po’ come un’avventura sia per imparare il rugby che l’inglese, perché si sa che in questi anni si ha bisogno di sapere l’inglese. Quindi sono andato là, mi sono impegnato e ho acquisito anche nuove tecniche del gioco del rugby sudafricano. Da lì ho avuto l’opportunità di giocare per delle squadre molto importanti, e anche per delle università».

Come hai fatto ad avere questa opportunità?
«Due anni fa abbiamo avuto Charles Van Staden, un ragazzo giovane sudafricano che ha giocato per il Sudafrica, e ora è nel Vicenza serie A rugby. Aveva avuto anche qualche esperienza con i Lyons Piacenza in eccellenza, e lui, che è stato allenato negli under 18 due anni fa, ha visto che volevo focalizzarmi più sul mondo del rugby che sul mondo dello studio, quindi ha voluto darmi quest’opportunità, contattando questa accademia: ha parlato di me, ha mandato i miei video e quindi mi hanno preso».

Spostarsi da Biella al Sudafrica, che è la patria del rugby, è stato difficile?
«Ambientarsi no, perché sono persone molto aperte, però il rugby è tutto un altro livello. Ho fatto fatica all’inizio soprattutto da un punto di vista dell’ossigeno: loro corrono tantissimo, perché sono abituati ad un gioco velocissimo dove cambiando continuamente direzione, mentre noi siamo abituati ad un gioco un po’ più controllato. Poi col tempo mi sono abituato e ora trovo fantastico il gioco del Sudafrica».

Nei prossimi giorni comincerà il campionato di serie B di Biella Rugby: tu rimani o riparti? Che programmi hai?
«Io ho intenzione di rimanere fino a gennaio, e poi ritornerò di nuovo in Sudafrica per giocare questa volta per i Blue Bulls Academy, di un livello decisamente più altro rispetto a dov’ero prima. E spero di fare lì l’esordio in quello che è il Super Rugby, che è il mio sogno».

Che giudizio hai della squadra rifatta quest’anno, con i nuovi acquisti, il nuovo coach, e i nuovi obiettivi? Ce la possono fare gli Orsi?
«Assolutamente sì. Io torno comunque da un mondo che è diverso, e non essendo stato un anno qua ho visto tantissimi cambiamenti sia di gioco che di testa, il rispetto per i più giovani e l’aiuto da parte di altri che credono in loro».

Ha collaborato Anna Nardone.