24 novembre 2017
Aggiornato 21:00
Verso le elezioni

«Sì, ad un'altra politica». Civati presenta a Biella "Possibile"

Il leader politico ieri in città per promuovere il suo libro/manifesto dedicato al suo movimento/partito e a come cambiare il Paese: frecciate a Renzi, stroncatura della nuova legge elettorale, legalizzazione droghe leggere e sinistra al governo

BIELLA - «Un'altra politica è possibile, così come un'altra sinistra, che abbia nel cuore e nella testa la prospettiva di governare». Questo in sintesi il messaggio di Pippo Civati, ieri in città per presentare il suo libro/manifesto, di fatto il programma del partito politico di cui è segretario dopo essere uscito dal Partito Democratico: Possibile. Tanti gli argomenti trattati dal leader politico, dalla fiscalità alla legalizzazione della cannabis, di fronte ad una quarantina di persone che hanno atteso Civati nella libreria Giovannacci.

Cosa pensa del recente compleanno del Partito democratico, che ha compiuto dieci anni?
«Un po’ mesto. Si sono menati selvaggiamente sulla questione di Visco, il giorno dopo. Ho visto Veltroni protagonista, poi subito dopo, ha litigato con Renzi. Il Pd è ormai in una sindrome autolesionistica. Anche la vicenda del treno mi pare bizzarra: uno si compra il biglietto e non tutto il treno. L’operazione simpatia stile Trenitalia, non mi pare sia venuta molto bene».

Quali sono i giorni migliori di Civati?
«Non sono di Civati, ma del Paese. Un Paese più ricco, ma con una ricchezza distribuita. Dove nessuno lavora per poco e per poco tempo. Dove c’è una progressività fiscale. E dove non avviene come con la Ericsson, dove i lavoratori vengono lasciati a casa con una e-mail la sera prima, nonostante i tanti finanziamenti pubblici ricevuti dall'azienda. Giorni migliori per un Paese dove si investe sull’ambiente, che può dare lavoro vero. Sul tema della canabis il dibattito è da medievo. C’è insomma bisogno di fare politica, come una volta. E c’è un’analoga richiesta da parte delle gente, al di là di cosa dice Renzi e di cosa risponde Gentiloni. Io vengo da una dimensione di normalità, che mi sento di consegnare alla gente, tra radicalità e normalità».

Le piace la nuova legge elettorale?
«No. E’ un’altra follia autolesionista del Pd. Non mi piace perché premia le coalizioni finte, che il Pd non ha. E’ un regalo a Salvini. Il Berlusconi che ritorna per arginare Salvini, poi, mi pare incredibile. Abbiamo fatto tante proteste, digiuni e girotondi e ora abbiamo una legge dove tutto è bloccato ed i cittadini non decidono niente. Io ho chiesto un voto disgiunto, ma la riposta è stata la fiducia del Governo e quindi nessun dibattito».

Le prossime elezioni le vincono i 5 Stelle?
«Non credo, penso che non le vince nessuno. Sarà tutto all’insegna dell’uno contro l’altro. Dal punto di vista della sinistra radicale, con un programma di governo nella testa e nella cuore, noi abbiamo questo manifesto, come contributo ad un dibattito dove si smette di parlarsi uno contro l’altro e si lavora per un Paese migliore».